domenica 8 maggio 2011

sapore di sushi


Prendete una serata a caso del mese di marzo o aprile. Mettetegli una tendinite di mezzo, un po' di mal tempo e qualche scazzo con la tipa, di quelli che paiono irrisolvibili, i vortici che quando ti travolgono pare che niente possa tirartene fuori. Dici, cazzo! Sto qua, sono mezzo immobile e ci sto andando troppo sotto con la tipa, mi sta distruggendo, la serata andrà malissimo. Poi ad un certo punto un brindisi, due bicchieri che si scontrano, due sguardi che si promettono tanto e il famoso piatto giapponese, con le sue ritualità, la sua scomodità, la sua bontà, devo dire... E che cazzo! Non passavo una serata come quella da una vita, una complicità e una familiarità bellissima, un insieme di incastri di pensieri, di sintonia, di empatiche carezze d'animo... Annodiamoci al dito la serata del sushi perchè difficilmente ne passeremo di altre così. Ovviamente nessuno di voi è invitato in camera da letto per aver svelato cosa è successo la sera del sushi, però voglio farvi soffrire ancora un po'. Solito salottino di vimini, stessi posti di combattimento, uno di fronte all'altro, tavolino di mezzo e discussioni elevatissime sul senso della rivolta, dell'insorgenza creativa, dei desideri biologici di riscatto di due persone che s'incastrano perfettamente per dei frammenti d'esistente... e pensare che sembra più di un secolo fa... Se due persone tra sei miliardi di individui si scelgono per gestirsi degli attimi delle loro vite e questo produce dei momenti così totalizzanti emotivamente come può esserci il declino totale? Come si può cadere dal trapezio dopo aver tentato di spiccare il volo più volte? Io il giorno dopo avevo ancora il sapore del sushi tra le labbra, l'incastro dei pensieri sembrava irremovibile, le sedie di vimini della cucina sembravano ancora cullarsi dei discorsi della sera prima eppure ora quelle sedie sembrano non ricordare che quella sera l'atmosfera era così tremendamente complice, che ci si è promessi molto con lo sguardo, con le parole, con i sorrisi... Nemmeno il sushi pare possa risollevare la questione... Gli oggetti mi raccontano ancora di quella sera, molto più di quanto fanno le parole che si appesantiscono del senso che gli dai quando con esse provi a gestire i conflitti relazionali. Allora devo chiederti che a parlare siano i nostri momenti, il nostro immaginario comune, quel sapore di sushi che non mi ha ancora lasciato e che vorrei rigustare.

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