sabato 7 maggio 2011

Perchè un blog?





Sabato sette maggio 2011, decido di aprire un blog e penso che la cosa più naturale sia intanto chiarirci su di una cosa: perchè apro questo blog?

Tentativo di risposta numero uno: come nella foto dell'articolo sento che sto precipitando sempre più giù, malgrado qualcuno potrebbe vederla diversamente, pensando che in fondo sei in bilico perchè sei un funambolo, un acrobata, un fenomeno da baraccone, insomma! Ecco, sono più ridicolo di un fenomeno da baraccone e soprattutto sono meno esotico e non porto il tutù. Quindi... il blog, si! Allora,ehm la risposta numero uno è la volontà acrobatica di non cadere del tutto giù, la voglia matta di restare aggrappato sembrando pure bravo nel farlo!

Non convince nemmeno me....

Tentativo di risposta numero due: probabilmente se sapeste cosa ha caratterizzato la mia vita emotiva degli ultimi mesi sarebbe tutto più semplice ma non rientra, giuro, tra le ragioni del blog, è solo una necessaria introduzione. Penso che certi giorni più di altri mi capiti di volermi legare centinaia di metaforici fazzoletti al dito per ricordare delle cose, ma non delle cose da fare, delle scadenze o degli impegni, per quello ho la moleskine ma non la uso, piuttosto per memorizzare certe impressioni, per ricordarmi che alcuni sussulti, alcune emozioni mi fanno davvero stare bene, che certe persone mi danno davvero molto e che molte altre pulsioni siano piuttosto frutto di incertezze ed insicurezze, ansie e paure. Penso che ricordare per raccontare, ricordare per avere memoria delle cose belle non sia sufficiente e che anzi ti produca risultati poco proficui per il tuo equilibrio (caspita sembro la pubblicità della Vitasnella quando parlo così); se fai questo ennesimo sbaglio rischi di cadere dal trapezio molto più velocemente. Quindi ho scelto di aprire questo blog per scrivermi le direzioni di rotta, per ricordarmi, ogni volta che tocco il cielo o rischio di cadere, quale strada ho fatto, quale incrocio ho imboccato e quale strada mi ci ha condotto. Ancora meno convincente, vero?

ecco...tutti c'aspettiamo la terza risposta, la terza risposta dovrebbe essere anche quella meno opaca, quella più concreta... e probabilmente lo è ma sarà difficile spiegarla. Vabbò, proviamoci: il mio rapporto con le relazioni umane (giuro, mi riferisco anche agli uomini) è caratterizzato da una necessità impellente di comunicare con l'altro, di esercitare una mia tensione sulla naturalità del rapporto che si sviluppa, una forma di ricerca di punti fermi, anche quando le certezze sono assodate, un tentativo di volermi rassicurare che in quel momento esistiamo e le nostre esistenze si stanno intrecciando, mandando a puttane la naturalezza e il fascino dello sviluppo spontaneo delle cose. Capisco che è un'ansia da paranoico-ossessivo-compulsivo, che è una forma di debolezza, che è l'incapacità reale e oggettiva di apprezzare l'alterità ma giuro che ci sto lavorando su e in fondo ho bisogno di raccontare tanto anche per questa ragione\risposta.

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