domenica 8 maggio 2011
Anni pop
Avete presente quei colori anni 80 molto accesi e insieme caldi? Il tubo catodico, i colori dei telefilm di allora, i lati del cubo di Rubik, i ghiaccioli a tutti i gusti possibili ed immaginabili... Ecco, quelli sono i colori della mia infanzia, quelli riescono ad essere anche i colori dei sogni sulla mia infanzia.
Un bambino di otto anni, la sua fragilità di allora, una mamma premurosa e un vestito da Napoleone con la spada di plastica. Fin qui un carnevale qualsiasi degli anni ottanta\novanta, se non che ne ricordo alla perfezione tanti altri dettagli, come ad esempio la mobilia dell'appartamento, le forme geometriche dei coriandoli, la grafica superpop del Nintendo, le spadrillas della mia vicina di casa.
Perciò la mia mente si tranquillizza, sta sognando qualcosa di governabile, di davvero successo, di realizzato, quando ad un certo punto una lei bambina irrompe dalle scale e penetra con tutta la sua bellezza infantile nel sogno del lui bambino che poi è il sogno di me adulto... vestita da giapponese. Io non ho mai visto una sua foto da bambina, eppure in quel sogno l'ho subito riconosciuta,
ne ho decifrato le forme del profilo, la delicata porzione di viso divisa simmetricamente da quel suo nasino bellissimo che risale su per quel meraviglioso inarcarsi degli occhi più profondi che nè Napoleone nè io abbiamo mai visto altrove. Allora avendola subito riconosciuta ho tentato di dare la soffiata al me bambino, che però sembrava fregarsene di quello che gli dicevo; insomma, il solito ragazzetto che pensa più alle spade di plastica che non ad altro. Allora mi rilasso, mi rendo conto che non ci si può affidare a questo scemo e lascio correre... Questi due iniziano a giocare, a rincorrersi, a saltare sulle pozzanghere, a lanciarsi i coriandoli, lui la colpisce anche una volta con la spada, ma senza farle male, in fondo la guarda sempre con attenzione, lei è più piccola!
Il tempo che questi due passano a giocare, ad urlare etc mi pare interminabile e proprio da telefilm buonista anni 80, mancano solo le risate finte quando si dicono le parolacce. Non capisco cosa faccio lì, prima mi sento inadeguato e dopo mi rendo conto di come aver assistito a questo gioco m'abbia dato la stessa soddisfazione d'allora nel trovarmi bene con l'altro, nell'amore disinteressato che un bambino riesce a porre nei confronti del compagnetto o della compagnetta, la stessa semplicità con cui ti relazioni all'altra persona in fase pre-adulta... Le ha fatto vedere il mio\suo caleidoscopio e le ha detto che era bello che dentro si vedessero quelle forme strane, quei colori che deformano tutto; forse il me adulto le avrebbe subito detto che i suoi occhi erano per lui un caleidoscopio per il mondo o cazzate simili, mentre quell'altro, sarà per via della spada di plastica, non solo non ne ha sentito la necessità ma ha piuttosto scelto di accarezzarla con gli sguardi mentre si chiedeva chissà quale strana forma lei stava guardando in quel momento. E poi è stato bravissimo: non le ha chiesto nè quale fosse il suo cartone animato preferito, nè il suo numero prediletto del Topolino... non ha neanche fatto battute sui costumi, è andato subito al sodo e le ha detto: sei bella, principessa giapponese! mi piacerebbe giocare ancora con te. La bambina le ha dato un bacio sulla guancia e hanno ripreso a giocare... A quel punto ho deciso che avrei fatto una partita al Nintendo perchè ai videogiochi con gli anni son migliorato, almeno.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento