venerdì 17 giugno 2011
malinconia e infinita gioia
Ci sono storie che si raccontano per il puro gusto di raccontarle.
Ci sono storie surreali di cui si prova gusto a raccontarle a prescindere da quanto possano essere lontanamente possibili o attinenti col reale.
Ci sono anche storie assolutamente reali che a raccontarle pare siano frutto d'invenzione della peggior fantasia da quattro soldi e di cui, in termini di piacere, non ci cacci un ragno dal buco. Ecco, purtroppo devo dire che oggi non cacceremo ragni dal buco, faremo in modo che la peggior fantasia abbia spazio tra queste righe e soprattutto racconteremo una storia assolutamente vera.
Non sono proprio un impiegato modello, non sono un dipendente che merita la parete dell'orgoglio precario tra le mura del mio ufficio ma mi dò da fare e mi porto a casa un pezzetto di soddisfazione, proprio all'ora del pranzo, quando della soddisfazione puoi farne a meno e del salario da fame no! Ieri il capo mi dice che è giornata di corrispondenza, di rettifica di fatture e di consegne. Immediatamente la parola "consegne " mi ricorda che ci sono giorni come questi in cui smetto di fare un lavoro sedentario davanti ad un pc e mi si apre davanti un'avventura da quarto episodio di Indiana Jones, con tanto di tiranni che vogliono mangiarti il cuore dopo aver tentato di farti ammazzare dai nazisti. Allora chiudo con estrema grazia e indifferenza tutti i social network che tengo aperti mentre fingo di produrre, prendo le importantissime fatture, scartofie e cartacce da consegnare ad anonimi uomini o donne che non rivedrò mai più e attraverso la città, in bici, correndo decisamente più di un postino anni '60 di periferia. Riservo per ultima una fattura da rilasciare all'indirizzo più vicino al mio ufficio, lego la bici al solito posto e la attraverso con estrema malinconia, il suo indirizzo mi dirà sempre qualcosa, a prescindere da tutto. Mentre gioco ad incastrare la mia scarpa tra il mattonato che compone il marciapiede evitando di toccarne i solchi e i confini, scandisco pian piano i numeri civici fino a scoprire con immensa sorpresa che sono arrivato al posto giusto. L'indirizzo corrisponde a quello scritto sulla fattura, mi accerto con cura grafologica, vorrei non credere che fosse davvero quello, e invece è proprio quello. L'indirizzo corrisponde a quello scritto nella mia memoria, mi accerto con cura mnemonica vorrei non credere che fosse davvero quello, e invece è proprio quello. Ricontrollo la città, magari il capo s'è sbagliato, ma niente da fare, mi tocca citofonare. Tutto parte dal rumore metallico del citofono, pensare che una cacofonia del genere possa avere un così forte potere evocativo mi pare assurdo. Allora, apertosi il portone la mia memoria anticipa i miei sensi, rivedo le scale, lo scorrimano, il pianerottolo attraverso il quale ci piaceva salutarci finchè uno dei due non si chiudeva la porta dietro le spalle, il colore dei suoi capelli, la melodia della sua voce e il sapore vivace della nostra complicità. Ad attendermi sull'uscio piuttosto trovo con non poco stupore una voluminosa figura greve e scura, con la barba incolta, insomma molto distante dai ricci che mi davano il benvenuto in quell'appartamento e di cui ero viziatamente abituato. E' simpatico il proprietario del B&B a cui devo consegnare la fattura; decide infatti di offrirmi subito qualcosa da bere e seguo la sua andatura lungo un corridoio che probabilmente ho percorso più volte di lui. In poco meno di trenta secondi ho il tempo di terminare la mia consegna e di fare in modo che il tipo si renda conto che c'è qualcosa che non va, mi muovo dentro la sua attività lavorativa con familiarità, slancio, disinvoltura, si rende conto insomma che io in quel posto ci sono già stato. Con estrema naturalezza mi chiede dunque se sono già stato a pernottare nel suo B&B e immagino il mio volto assolutamente inebetito dalla sua domanda. "Certo che ci ho già dormito"rispondo io, "centinaia di pernottamenti, l'alloggio più accogliente per un viaggiatore, il rifugio più sensuale, l'alcova più intima.... Ma sono certo che la colazione che servite non è buona come un tempo".
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Potevi maledirlo con tanto di: memento mori!!!
RispondiEliminaPeccato che ti avrebbe preso per pazzo lo stesso!!!
Che flash!!! Mi è piaciuto...solo a te potevano capitarti queste cose!
M.